Liberali o “Liberal”?

C’era una volta il LIBERALISMO, dottrina politica e culturale centrata sulla difesa della libertà di scelta individuale in ogni campo della vita: privata, sociale, economica e politica.

Come Popper difatti insegnava, le società ”aperte” prevalgono qualitativamente su quelle totalitarie in quanto le prime sono fondate sul principio del dubbio, dell’autocritica, del rifiuto di ogni dogma indiscutibile, della superiorità dell’approccio pragmatico su quello aprioristico. 

Il liberalismo infatti non è un’ideologia, bensì un METODO basato sull’idea che  solo mettendosi costantemente in discussione e riconoscendo gli errori, gli individui, presi sia singolarmente che come corpo sociale e politico, possano risolvere i problemi, migliorarsi, convivere e progredire.

C’erano una volta, di conseguenza, i LIBERALI, personaggi che ritenevano il confronto fra le idee, anche aspro, ma sempre rispettoso del diritto altrui di pensarla diversamente, il primo e fondamentale motore del progresso e del vivere civile.

Tra i quelli nostrani ricordiamo figure nobili come Croce (il laico non credente che tuttavia affermava ”non possiamo non dirci cristiani”); Montanelli, anche lui laicissimo e inviso da sempre ai ”compagni” anche per la sua strenua difesa, rigorosamente controcorrente, dell’istituzione Chiesa contro ogni Moloch statuale o ideologico che volesse farsi Dio; e ancora Ricossa, i cui illuminanti scritti giustamente oggi il buon Porro invita a rileggersi (tra gli altri il godibilissimo ”Straborghese”, brillante manuale di vita quotidiana); il presidente Einaudi, probabilmente il migliore mai transitato dai corridoi del Quirinale.

Bella gente, bei tempi.

A partire dagli anni sessanta / settanta del secolo scorso, però, nel mondo anglosassone il termine ”liberale” è stato progressivamente e orwellianamente confuso con quello di ”LIBERAL”. 

Tale artificio terminologico fu verosimilmente escogitato in quanto, essendo storicamente improponibile – tuttora lo è – dichiararsi apertamente socialisti, comunisti, marxisti, i ”compagni” anglo-americani si ribattezzarono appunto ”liberal” (che potrebbe tradursi con libertari) per accreditarsi presso i circoli buoni, i media e le masse, riuscendo così, in seguito, ad occupare gramscianamente tutti i gangli che contano nella società d’oltreoceano. 

Tale confusione è poi tracimata in Europa e dal nord è giunta fino a noi mediterranei, spesso complessati dinanzi all’arroganza ideologica del mondo protestante, pieno di niente e vuoto di tutto (saluti a Max Weber e alla sua immaginaria etica protestante).

Ed eccoci quindi al giorno d’oggi circondati da leader politici sedicenti “LIBERALI”, ma in realtà LIBERAL, che fanno scempio di quella stessa libertà di cui dovrebbero essere paladini.

Ad esempio Macron, l’enfant prodige che forte del suo 25% di consensi (quelli reali, che si misurano al primo turno delle presidenziali francesi) si permette di imporre una riforma delle pensioni (giusta o sbagliata che sia) per decreto, scavalcando a piè pari il Parlamento, rifiutando ogni dialogo e mandando la polizia a gassate e  manganellare cittadini indifesi fin dentro i bistrots, in perfetto stile sudamericano.

Ma lui è LIBERAL, quindi le sue manganellate sono democratiche e la cancellazione delle prerogative parlamentari un male necessario.

O suo cugino canadese Trudeau, che pur avendo raccattato in parlamento una maggioranza a dir poco improponibile per restare in sella dopo elezioni finite in parità, si permette di governare da Re Sole e di spedire pure lui la polizia a sgombrare brutalmente milioni di manifestanti accampati nelle città canadesi che chiedendo vanamente di incontrare il satrapo e negoziare. Non contento, il buon Justin si divertiva a bloccare carte di credito e conti correnti dei suddetti manifestanti al fine di prenderli per fame: un simpatico trucchetto  mutuato guarda caso dal regime cinese. Ma Trudeau è “LIBERALE”, quindi no problem.

E che dire dei “LIBERALI” di casa nostra?

Vogliamo ricordare le restrizioni alle libertà personali adottate in Italia durante la pandemia, le più restrittive e vergognose, nonché inutili e controproducenti d’Europa, modellate pure quelle sull’esempio cinese?

E chi ce le ha imposte con un rassicurante sorriso a reti unificate condito pure qua di manganellate a tanti manifestanti inermi (remember portuali di Trieste? E non solo loro), mentre veniva cancellata ogni seria possibilità di contraddittorio e di serio dibattito parlamentare? 

Dura, per chi nella democrazia ci crede davvero, dimenticare 2 anni di decreti governativi convertiti sempre e soltanto a forza di voti di fiducia.

Ma sai com’è: prima il piacione Giuseppe Conte, Carneade nominato a palazzo Chigi senza esser stato votato ed eletto da nessuno (ma tant’è, uno vale uno, o meglio zero vale zero); e poi l’Uomo della Provvidenza calato da Francoforte, pure lui mai votato da nessuno (che fastidio inutile le urne, aboliamole), che per un anno e mezzo è andato avanti pure lui come se il Parlamento neppure esistesse, imponendo la linea di una sola parte della maggioranza che lo sosteneva attraverso il ricatto continuo del voto di fiducia verso l’altra; ebbene entrambi, celebrati come campioni “LIBERALI” e antifascisti (te pareva), potevano allegramente far scempio delle più elementari libertà individuali bypassando le prerogative parlamentari. Tutto ok, nessun problema.

E i veri LIBERALI dov’erano? Nobilissime ma purtroppo rare erano le voci di chi, come i pugnaci Sgarbi e Capezzone, gridava nel deserto cercando di richiamare tanti ex-liberali, folgorati sulla via di Pechino dalla nuova ideologia LIBERAL, ad un’analisi laica e razionale della situazione e delle misure da prendere.

Passando poi a Bruxelles, vediamo ormai da anni il gruppo politico dei sedicenti LIBERALI dell’ALDE fare a gara nel sostenere le iniziative ambientaliste e ”progressiste” più fanatiche promosse all’unisono da socialisti e verdi. 

Roba da far rivoltare nella tomba i padri fondatori dell’Europa – De Gasperi, Schuman, Adenauer – che al centro del loro agire politico ponevano la salvaguardia della vita umana e la promozione del benessere degli individui e delle famiglie, non certo delle nutrie, dei cinghiali o delle tartarughe. Né tantomeno lottavano per la reintroduzione delle paludi a danno delle colture agricole o dei lupi a danno degli allevamenti.

Non meno pazzesca è la pervicace insistenza con cui determinati circoli culturali e politici cercano di imporre la sessualizzazione precoce e quindi la manipolazione sessuale dei bambini, sponsorizzando corsi di educazione sessuale e di spettacoli a sfondo trans nelle scuole di tutta Europa. Col corollario perverso secondo cui chiunque non si pieghi a tali iniziative è un fascista bigotto (te pareva) che rappresenta una minaccia per lo ”Stato di Diritto”. E che perciò con le buone o con le cattive (procedure d’infrazione a livello comunitario contro Polonia e Ungheria ad esempio, ma anche campagne di aggressione politica e mediatica verso i dissenzienti) dev’essere ”rieducato”, silenziato e messo in condizione di non ostacolare la lunga marcia verso il nuovo Sol dell’Avvenire che i progressisti hanno per noi.

Altro che Stato di Diritto! Qui siamo di fronte alla realizzazione a tappe forzate di uno STATO ETICO, che è esattamente il suo contrario.

E che rappresenta la nemesi di ciò che l’Europa dev’essere e dei motivi fondanti della sua esistenza. Nonché del pensiero e del metodo liberale.

È quindi sempre necessario distinguere le etichette dalla sostanza e gli slogan accattivanti dagli effetti concreti di determinate e scellerate decisioni politiche

Attenti perciò a coloro che si presentano bonariamente come LIBERALI e difensori dei principi democratici, ma che nella sostanza sono stalinisti riverniciati e quindi LIBERAL.

Diffidiamo delle etichette e sottoponiamo la filosofia e l’ideologia di fondo di tali soggetti ad una semplice prova di realtà.

Se infatti determinate misure hanno per effetto concreto l’intromettersi pesantemente nella vita degli individui, delle famiglie, degli operatori economici, prescrivendo ad esempio: cosa dobbiamo mangiare (nutriscore e simili abomini); come dobbiamo parlare (politicamente corretto, asterischi etc); cosa dobbiamo consumare e in quale misura (sviluppo sostenibile, sì, ma guarda caso solo per i ricchi); se e in quale misura abbiamo il diritto di tenere aperta un’attività economica (remember lista di ”attività essenziali” che potevano restare aperte durante i lockdown ed altre costrette a chiudere e fallire?); che milioni di imprese debbano ridimensionarsi o perfino chiudere in nome di un immancabile e indiscutibile ”bene superiore” stabilito a tavolino dallo Stato, senza alcun contraddittorio, come sempre accade negli Stati totalitari (vedi l’idea di abbattere milioni di capi di bestiame come unica e indiscutibile misura per salvare il pianeta, con tanti saluti agli allevatori rovinati e ai consumatori che pagheranno la carne 3 volte tanto); che pretendono di spacciare l’ideologia per ”scienza” (la quale per sua natura è empirica e mai dogmatica, ergo non può essere prescrittiva ma solo descrittiva, sempre verificabile e passibile di modifica in tutti i suoi assunti); che in nome di una pletora di immancabili buone intenzioni impongano la limitazione, la sospensione e la degradazione a semplici permessi a tempo o a credito di ciò che invece sono diritti fondamentali scolpiti nelle nostre costituzioni (libertà di opinione e di espressione, di spostamento, di educazione, di esercizio del dissenso, di riunione e manifestazione, di professione di fede, eccetera): 

Chi insomma pretende di imporci una qualsiasi delle gravissime limitazioni di cui sopra, al di fuori di ogni necessario contraddittorio e aperto confronto politico e mediatico, ma al contrario censura apriori (fascista! negazionista!) chi propone una diversa narrativa, non è un LIBERALE, bensì un LIBERAL, cioè uno stalinista riverniciato. 

E alla fine non è neppure difficile riconoscerlo.

Winston Mansell

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