2024: l’anno degli Europeenses

L’anno che è appena cominciato sarà decisivo per definire la direzione che l’Europa prenderà negli anni a venire.

A giungo si celebreranno le elezioni europee e, oltre al rinnovo del Parlamento europeo, cambieranno in seguito anche tutti i vertici dell’Ue a partire dalla Commissione. Prima il COVID19 e poi il conflitto in Ucraina hanno sancito definitivamente la presa di consapevolezza da parte dei cittadini dell’importanza dell’Ue. Una organizzazione che nel corso degli anni è diventata sempre più importante e che inciderà sulle nostre vite anche in futuro.

Alle vecchie questioni (ancora irrisolte)legate alla denatalità, all’invecchiamento della popolazione, alla perdita di centralità rispetto ad altre zone del mondo e alla gestione dei flussi migratori se ne sono aggiunte molte altre. Espansionismo cinese e russo, approvvigionamento di materie prime e di energia, sviluppo del continente africano, applicazioni dell’intelligenza artificiale. Questi sono solo alcuni dei principali temi che saranno al centro della campagna elettorale.

La legislatura che volge al termine è stata caratterizzata dalla strategia nota come Green Deal e da obiettivi condivisibili a livello teorico ma irrealizzabili a livello pratico. Ideologia green e pensiero unico progressista hanno monopolizzato il dibattito. Il risultato di tutto ciò è stato un continuo indebolimento del settore industriale europeo, l’aumento vertiginoso di burocrazia e di norme e l’incapacità di essere davvero competitivi a livello tecnologico. Troppo poco è stato fatto in ambito di sicurezza e difesa comune, accordi commerciali e nel contrato dell’immigrazione illegale. Troppe energie, invece, sono state spese in settori nei quali l’Ue non dovrebbe intervenire. Tutto il contrario di quello che servirebbe per correre in un mondo divenuto oramai multipolare e dove l’Europa sembra destinata a perdere sempre più terreno.

Fortunatamente un vento nuovo soffia in Europa. Il baricentro politico si sta spostando sempre più verso destra e proprio da Roma, la culla della civiltà europea (che finalmente può contare su un governo stabile e coeso, con un chiaro programma sostenuto dal consenso popolare) può arrivare la spinta decisiva per cambiare l’Ue. Saranno gli “Europensees” a decidere. Questo è il loro anno!  

A.G.

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