“Più Europa! Più Europa! Più Europa!”

Quante volte sentiamo gracchiare quel partitello “Liberal” che nelle urne raccoglie a malapena il consenso dei parenti, eppure pretende di dettare la linea in materia di europeismo, scomunicando chi osa pensare l’Europa diversamente da lorsignori?

Davvero c’è bisogno di “Più Europa”? E se sì, di QUALE EUROPA e a chi spetta indicare una via? Ai presuntuosi “liberal” di cui sopra e/o agli eredi del blocco social-comunista che votò contro la ratifica dei Trattati CECA nel ’51 e CEE nel ’57? O invece agli eredi di chi l’Europa l’ha fondata e plasmata, cioè a noi CONSERVATORI?

Ecco quindi 3 PROPOSTE PER COLMARE IL DEFICIT DEMOCRATICO DELLA UE, cioè per trasfomare l’Europa in una democrazia sostanziale basata sul confronto aperto delle idee, sul principio di trasparenza e responsabilità dei nostri rappresentanti verso i cittadini, nonchè sul rispetto della sovranità individuale degli Stati, ergo del diritto dei vari Popoli d’Europa ad avere l’ultima parola su questioni per loro fondamentali e non negoziabili.

Primo. RENDERE PUBBLICHE LE RIUNIONI, AD OGNI LIVELLO, DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA UE, cioè le sedute in cui la “Camera Alta” europea discute e poi adotta in ultima istanza le varie proposte di direttive e regolamenti europei ricevute dalla Commissione e successivamente emendate dal Parlamento, che poi avranno un impatto decisivo sulla vita di 500 milioni di cittadini, sulle famiglie e sulle imprese.

Ad oggi soltanto le sedute del Parlamento Europeo, il primo dei rami del Legislativo, sono pubbliche: le opinioni e i voto espressi da deputati e gruppi politici nelle commissioni parlamentari e in seduta plenaria sono messi agli atti. Per la “Camera Bassa” europea vale quindi il principio di TRASPARENZA, ergo di RESPONSABILITA’ POLITICA di fronte ai cittadini / elettori.

Tale principio di DEMOCRAZIA SOSTANZIALE dev’essere esteso anche al Consiglio dei Ministri. Non è accettabile che i rappresentanti dei nostri 26 Governi si riuniscano, si confrontino e infine votino a porte chiuse. Il fatto che il CdM sia composto dai rappresentanti dei Governi, cioè da soggetti non eletti direttamente come gli eurodeputati, ma nominati o delegati dagli Esecutivi Nazionali, non è un argomento sufficiente ad impedirne trasparenza e responsabilità politica. Al contrario, se ogni Governo nazionale è pienamente responsabile dei suoi atti davanti ai cittadini, non si vede perché possa trincerarsi dietro le porte di Palazzo Justus Lipsius, per poi dirci “scusate tanto, ma Bruxelles ha deciso così”. Spiacenti: se siamo in democrazia i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere quali posizioni i propri Governi esprimano presso il CdM, sia nei Gruppi di Lavoro che poi al Coreper. NON C’E’ DEMOCRAZIA SENZA RESPONSABILITA’, NE’ RESPONSABILITA’ SENZA TRASPARENZA.

Secondo. INVITARE I COMMISSARI EUROPEI A RIFERIRE E RISPONDERE DEI PROPRI ATTI DI FRONTE AI PARLAMENTI NAZIONALI. Se i Ministri Nazionali riferiscono in Parlamento su ogni atto legislativo o esecutivo del loro Governo, perché mai i Commissari, quindi i Ministri Europei dovrebbero limitarsi a qualche comparsata di fronte al Parlamento Europeo e sottrarsi invece al CONFRONTO DEMOCRATICO di fronte ai Parlamenti Nazionali, specie quando i loro atti provocano conseguenze importanti sulla vita di milioni di cittadini?

Facciamo un esempio concreto fra i tanti possibili. In una democrazia funzionante, troveremmo naturale che la Commissaria Vestagher, che a suo tempo si oppose al salvataggio di 4 banche italiane, per poi essere smentita dalla Corte di Giustizia Europea a cose fatte, si presentasse di fronte al nostro Parlamento a spiegare perché migliaia di famiglie italiane abbiano perso tutto a causa della Sua decisione, poi clamorosamente ribaltata in diritto dalla Corte di Lussemburgo. Si rassicuri la Commissaria: la pena capitale in Italia è stata abolita da tempo e a Montecitorio abbiamo a disposizione ottimi interpreti. Ergo, anche se tale procedura non è espressamente prevista dai Trattati, nulla vieta ai nostri Commissari di dare il buon esempio, dimostrando la loro reale e genuina coscienza democratica.

NON C’E’ DEMOCRAZIA SENZA RESPONSABILITA’, NE’ RESPONSABILITA’ SENZA CONTRADDITTORIO.

Terzo. Come accade in uno Stato Confederale a noi ben noto, la Svizzera, si preveda L’ISTITUZIONE DI UN REFERENDUM VINCOLANTE PER PERMETTERE AI SINGOLI POPOLI EUROPEI DI AVERE L’ULTIMA PAROLA su questioni per essi fondamentali e non negoziabili.

Se infatti l’Europa è un’Unione di Stati Sovrani, cioè un luogo in cui le differenti sensibilità e identità sono considerate una risorsa (De Gasperi e Adenauer docent) e non invece un “Superstato” che pretende quelle differenze di eliminarle “rieducando” milioni di persone “in nome dello Stato di Diritto” con leggi e regolamenti teoricamente “inclusivi”, ma in realtà “intrusivi”: allora i singoli Popoli hanno il sacrosanto diritto di opporsi a tutte quelle iniziative politico-ideologiche che cozzano contro il loro modo di sentire e di vivere concreto e sedimentato nei secoli.

Esempio pratico. Più volte abbiamo sentito gli esponenti “progressisti” o “liberal” auspicare con la bava alla bocca l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato UE contro la reproba Ungheria, colpevole di opporsi alle regole dello “Stato di Diritto” (fascisti!), per privarla del diritto di voto (e di veto) all’interno del Consiglio Europeo.

Ora, a chiunque abbia buona memoria tale interpretazione dell’articolo 7 ricorda da vicino non le regole di uno “Stato di Diritto”, ma piuttosto del “centralismo democratico” di sovietica memoria, del quale l’Ungheria stessa, assieme a tutti gli Stati satelliti dell’Est Europa, fu vittima per 40 lunghi anni.

Nel merito, si scopre che l’Ungheria è censurata per 3 motivi: 1) l’ingerenza del Governo nell’esercizio del Potere Giudiziario – cosa che fa abbastanza ridere se pensiamo alla commistione fra politica e giustizia tipica di Paesi come il nostro ed altri; 2) il rifiuto di riempire i testi di scuole materne e primarie con lezioni di educazione trans-omo-sessuale; 3) la promozione acritica del “multiculturalismo”.

Al punto: dove sta scritto che un Popolo, cioè una comunità di milioni di persone stabilite storicamente su un territorio e che si identificano in una serie di valori e di costumi, debba accettare supinamente l’imposizione di principi alieni e/o vedersi imporre decisioni che contrastano coi propri valori non negoziabili, peraltro cristallizzati nella sua Costituzione?

Ecco perché è opportuno introdurre nei Trattati il ricorso a Referendum nazionali vincolanti ogniqualvolta uno dei 26 Popoli della UE ritenga di dover esercitare l’ultima parola su questioni per lui fondamentali.

NON C’E’ DEMOCRAZIA OVE LE “ELITES” NON RISPETTANO LA VOLONTA’ E IL COMUNE SENTIRE DI UN POPOLO.

Lanciamo quindi queste 3 proposte di riforma della UE, che faranno salire sicuramente il sangue al cervello tra le file di “liberal” e “progressisti”, a tutte le forze politiche europee alternative alla piattaforma ideologica e alla narrativa sinistroide che da 30 anni ha preso in ostaggio l’Europa, certi che se esse, richiamandosi alla lezione di Adenauer e De Gasperi, le adotteranno, troveranno il favore di milioni di elettori oggi smarriti.

Winston Mansell

* Pubblichiamo con piacere  le idee degli amici di Europeenses, le quali non corrispondono necessariamente alla posizione ufficiale dell’associazione.

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